La minaccia della fine dei Fondi Interprofessionali 

AIF Learning News - luglio 2013

La notizia

Il 17 maggio 2013 le agenzie di stampa confermavano la notizia: "Per il rifinanziamento della CIG – Cassa Integrazione Guadagni, si attingerà ai Fondi europei, al contributo dello 0,30% dei Fondi interprofessionali per la Formazione continua e al Fondo per la detassazione dei salari di produttività."

Il rifinanziamento della Cassa integrazione in deroga – su proposta del Consiglio dei Ministri - sarebbe quindi garantito dai Fondi interprofessionali per la Formazione e dalle risorse iscritte a bilancio per la detassazione del salario di produttività. L'obiettivo è di reperire nell'immediato 1,5 miliardi, compresi gli 800 milioni già stanziati con la Legge di Stabilità. Finora il Governo avrebbe garantito i primi 500 milioni, ne mancherebbero altri 200, e una parte delle coperture potrebbe derivare anche dalle risorse per l'Obiettivo Convergenza, cioè i fondi destinati alle aree più depresse del Meridione.

A distanza di circa un mese da questa notizia, l’ammontare del prelievo dai Fondi sembra essere (la notizia circola negli ambienti interessati ma non è stata ancora confermata ufficialmente) di 245 milioni, di cui una parte prelevata dai fondi non utilizzati, e un’altra parte da quelli attivi.  Si parla di un’ipotesi di ripartizione nella misura del 50% circa.

“Un emendamento dei relatori al Ddl Stabilità dimezza di fatto queste risorse per il 2013, dirottando la metà dei contributi che imprese e dipendenti destinano ai Fondi interprofessionali, tramite Inps, verso il foraggiamento di ammortizzatori sociali che invece dovrebbero essere finanziati solo con risorse pubbliche. Una scelta che sindacati e Confindustria considerano «assolutamente non condivisibile», perché «in aperto contrasto con i principi che hanno ispirato la riforma del mercato del lavoro» e anche perché «l’investimento sulla formazione è una leva strategica per favorire l’occupabilità delle persone e la competitività delle imprese».”(http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2012/12/11/fondi-per-la-formazione-dirottati-alla.html; http://www.huffingtonpost.it/2013/05/17/cassa-integrazione-luigi-_n_3290878.html).

 

I Fondi interprofessionali per la Formazione continua

Gli operatori della formazione conoscono bene la risorsa dei Fondi.  Per i non addetti, "per Fondi Paritetici Interprofessionali si intende quello strumento, creato dalla Legge n°388/2000, che consente alle aziende la formazione professionale continua dei dipendenti: un’azienda può scegliere di destinare una quota pari allo 0,30% dei contributi previdenziali che versa all’INPS per finanziarie iniziative pubbliche di formazione e aggiornamento dei lavoratori a cui poi far accedere i propri dipendenti.  Esistono Fondi Paritetici Interprofessionali per diverse attività professionali a cui un’ azienda può far riferimento in base al proprio settore di competenza.

Sono le stesse rappresentanze delle parti sociali che promuovono i Fondi Paritetici Interprofessionali, tramite degli specifici accordi e protocolli interconfederali stipulati tra i sindacati dei lavoratori e quelli dei datori di lavoro più importanti a livello nazionale e coordinati dall’ amministrazione statale e da quelle locali.

Aderendo a un Fondo e finanziandolo, un’azienda avrà accesso ad attività formative per i propri dipendenti: sono gli stessi Fondi che stabiliscono con precisione, attraverso avvisi e bandi pubblici, le modalità di adesione; l’amministrazione di un Fondo Paritetico Interprofessionale organizza piani formativi territoriali, aziendali o settoriali; le imprese possono accedervi in forma associativa oppure singolarmente, in base al tipo di attività proposta.

Grazie alla legge n. 289/02, che ha riformato in parte la regolamentazione dei Fondi, ora esiste anche la possibilità per le aziende di finanziare attività e piani formativi a livello individuale.

Ecco come un’impresa può utilizzare le risorse di un Fondo Paritetico Interprofessionale:

  • Con un conto formazione aziendale l’azienda ha la possibilità di utilizzare la quota accantonata col versamento dello 0,30% dei contributi pensionistici sul proprio conto per analizzare quali siano i bisogni interni e di conseguenza progettare delle attività formative, anche con la collaborazione di enti esterni (le università ad esempio).

  • Con i voucher formativi, che consentono a un’azienda di acquistare da un “catalogo” delle attività formative per i propri dipendenti: si possono acquistare seminari, master, giornate di studio, corsi.

  • Infine, con un progetto territoriale o settoriale, un’ impresa può usufruire di vari progetti formativi organizzati da enti e associazioni che rispondono alle caratteristiche e necessità così come sono espresse negli avvisi pubblici banditi da i vari Fondi Paritetici Interprofessionali."  (www.fondinterprofessionali.it).

Dal 2011 (Legge n.148 del 14/09/2011) i piani formativi possono coinvolgere anche i lavoratori con contratti di apprendistato e a progetto.

 

I Fondi Paritetici Interprofessionali attivi

Qui di seguito i Fondi attualmente più importanti a livello nazionale:

  • Fondimpresa: Fondo per lavoratori delle imprese industriali

  • Fondirigenti: Fondo per i dirigenti industriali

  • For.Te: Fondo per i lavoratori del commercio, del turismo, dei servizi, del credito, delle assicurazioni e dei trasporti

  • Fondir: Fondo dirigenti del terziario

  • Fonarcom: Fondo per i lavoratori dei settori del terziario, artigianato, delle PMI

  • Fondo Formazione Pmi Fapi: Fondo per i lavoratori delle PMI imprese industriali

  • Fondo Artigianato Formazione: Fondo per lavoratori delle imprese artigiane

  • FoIncoop: Fondo per i lavoratori delle imprese cooperative

  • Fonter: Fondo per settore terziario: comparti turismo e distribuzione – servizi

  • Fonder: Fondo per enti ecclesiastici, associaz. e fondazioni, coop., imprese con o senza scopo di lucro, aziende di ispirazione religiosa

  • Fondoprofessioni: Fondo per studi professionale ed aziende ad essi collegati

  • For.agri: Fondo di settore per la formazione professionale continua in agricoltura

  • Fondazienda: Fondo per quadri e dipendenti dei comparti commercio-turismo-servizi, artigianato e PMI

  • Fondo Banche Assicurazioni: Fondo per la formazione continua nei settori del credito e delle assicurazioni

  • Formazienda: Fondo per la formazione continua nel comparto commercio, turismo, servizi, professioni e Pmi

  • Fonditalia: Fondo per la formazione continua nei settori economici dell’industria, dei servizi e delle piccole e medie imprese.

  • Fondo formazione servizi pubblici: Fondo per la formazione continua nei servizi pubblici

  • Fonditalia: Fondo Paritetico Interprofessionale FederTerziario, Servizi, Lavoro Autonomo, Piccola Impresa Industriale, Commerciale ed Artigiana

  • Fondo Formazione PMI: Fondo per la formazione continua nelle PMI.

 

Un focus sui partecipanti alle attività formative

L’ultimo Rapporto Isfol sulla Formazione continua 2010-2011(www.isfol.it) evidenzia che:

"I partecipanti alle attività formative finanziate dai Fondi Interprofessionali riferiti a tre semestri (2010 e primo semestre 2011) sono stati 1.900.000 e hanno coinvolto più di 61.000 imprese. La partecipazione è concentrata per il 66,5% su partecipanti nella fascia di età tra 25 e 44 anni, mentre nella fascia 45-54 è del 24,1% e oltre i 54 anni è del 5,8%.

I lavoratori sono prevalentemente diplomati o laureati (circa la metà dei beneficiari); la partecipazione dei lavoratori con basso titolo di studio (licenza elementare, media e nessun titolo) è del 35,2%, un dato comunque superiore rispetto alle altre rilevazioni in materia.

Dal punto di vista dei contenuti, più del 50% delle iniziative si concentra sul rafforzamento di competenze (informatica e lingue) e sulla formazione per la sicurezza". 

Aggiungiamo che una parte delle iniziative in questi ultimi anni si è concentrata – in modo innovativo – sulle azioni di miglioramento dei processi di lavoro aziendali e sulle soft skills, anche in contesti di lavoro caratterizzati da microaziende, i cui addetti e titolari non erano mai stati in passato destinatari di una formazione su temi organizzativi e comportamentali.

Dal sito www.lavoro.gov.it/NR/rdonlyres/16FACFAE-F2E4-46FA-AA99-F45B8D4B8A51/0/fopspecialen456_2011formazionecontinuawebdef.pdf  si rileva che “I Fondi, soprattutto dal 2011, hanno cercato di cogliere le sfide che la crisi economica ha lanciato al sistema produttivo italiano, attraverso avvisi dedicati a tematiche chiave […].

 

Maggiore attenzione è stata riservata, ad esempio, alle tematiche ambientali, all’innovazione di prodotto e di processo realizzata anche attraverso una maggiore collaborazione con le università e gli enti di ricerca […]. Rimane prioritario l’interesse per la microimpresa per la quale il voucher, che comprende anche servizi di consulenza, sembra essere lo strumento più in grado di coniugare esigenza di formazione e flessibilità nei tempi e nei modi come richiesto dalle imprese”.

 

Il commento

La scuola ha dei gravi problemi, il sistema universitario è in crisi, la disoccupazione giovanile cresce, le aziende sono in difficoltà, le persone espulse dalle aziende sono in aumento. L’Italia spende in istruzione e formazione meno di tutti i paesi industrializzati, ad eccezione della Repubblica Slovena. La ricerca è svalutata, i talenti vanno all’estero.

In questo quadro, la formazione professionale, già gravemente penalizzata dalla crisi, ha come ultima ancora di salvezza i Fondi interprofessionali, che consentono alle aziende di continuare a sviluppare conoscenze e competenze (come abbiamo visto, in particolare per la fascia di età tra i 25 e i 44 anni) per contribuire a dare un minimo di competitività alle nostre imprese.

E’ possibile che in alcuni casi sia stato fatto un uso improprio dei Fondi: un comportamento che nuoce a tutto il settore della formazione.  Rispetto a questo, gli stessi operatori (aziende, società di consulenza, professionisti, ambienti accademici e istituti di ricerca) che credono fermamente nella necessità imprescindibile di garantire alta qualità ai progetti formativi sono i primi a chiedere maggiore vigilanza, controllo e selezione.

In questi anni però, grazie allo strumento dei Fondi, è anche accaduto che le imprese e le università abbiano potuto sviluppare progetti ad alto contenuto di innovazione, aiutando così le persone e le imprese a innalzare il livello delle competenze e del coinvolgimento per gestire gli epocali cambiamenti in atto.

Ora questi Fondi sono a rischio, perché vanno a finanziare una cassa integrazione in un contesto in cui il trend è comunque negativo. Una volta “dato fondo ai fondi”, nessuno è in grado di garantire che ci sarà un’inversione di tendenza, nonostante il tema importante del momento sia la “crescita”. Nel contempo, si tagliano ulteriormente le risorse al Sud e a tutti gli operatori che concorrono all’elaborazione di progetti per il suo sviluppo. E in questi progetti la Formazione ha un ruolo primario.  

Pur comprendendo le emergenze che il nuovo Governo si trova a dover affrontare, sorgono spontanee alcune semplici ma fondamentali domande. E’ questo l’inizio della fine dei Fondi Interprofessionali per la Formazione? L’Unione Europea non ha sempre sottolineato che la Formazione continua ha un ruolo strategico per la crescita e lo sviluppo di ogni paese? Si ritiene o no che un paese stabile, efficiente e competitivo abbia bisogno di persone consapevoli, competenti e proattive? Al di là del dichiarato, l’innalzamento del livello del capitale umano è un obiettivo strategico che la classe politica italiana intende perseguire? Le risposte ci servono urgentemente per capire come uscire dalla crisi e per immaginare, progettare e affrontare il futuro.

 

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